Facciamo chiarezza ricercando tutta la verità sulle bacche di goji. Le bacche di goji grazie alle loro proprietà e alla spinta del marketing stanno diventando famose in tutto il mondo e anche in Italia. Sicuramente un super cibo e frutto interessante, con una storia millenaria e proprietà che sembrano essere mirabolanti. Ma in questa era moderna di marketing sfrenato e senza scrupoli a volte si fa fatica a discernere tra miti, bugie e verità.

Partiamo dalla storia per cercare di capire dove arrivano i miti e le bugie e dove risiedono invece le verità.

 

La Storia

Sicuramente le bacche di goji sono un frutto molto antico ed in Cina vengono utilizzate comunemente da tanti secoli. Il nome scientifico è Lycium barbarum Linnaeus. Il primo documento occidentale a cui sono riuscito risalire e che si riferisce alla pianta di Goji è il species platarum scritto da Linneo nel 1753 (fonte National History Museum). Gli inglesi hanno ben pensato di chiamare le bacche di goji, Wolfberry (bacche del lupo) pensando che Lycium derivasse da Lycos ovvero Lupo in greco. In realtà sembra che il nome possa derivare da Lykon o Lycium, un succo amaro usato come medicina. Il Lykion o Lycium è ancora utilizzato estensivamente dai medici indiani, sotto il nome Indù di Busot o Ruswut. Il professor Royle, citando diverse fonti, nel 1834 scrive che il Lycium è preparato con degli estratti di radice e busti di alcune piante di bacche tra cui la aristata e il Lycium berberis (cugino del Lycium Barbarium, frutti e foglie sono quasi identici ad occhio inesperto), che arrivavano dalle montagne e dalle pianure del nord dell’india in particolare da Nuggur-iote, vicino a Lahore. La medicina veniva importata anche nella antica Grecia e in Italia. Infatti sono state trovate nel 1814, proprio a Taranto, che anticamente era una colonia greca, delle giare con scritto Lykium. Il Likyum era ed è usato soprattutto come collirio per curare diverse tipologie di infezione agli occhi. Galeno, medico del 200 D.C., diventato famoso e punto di riferimento della medicina occidentale per molti secoli, cita spesso nei suoi scritti di un certo medico, proprio di Taranto, di nome Heraclide (o Hericleo), autore di diversi trattati, che utilizzava delle medicine per gli occhi con propietà simili al Lykium, quindi probabilmente Lykium. Lo stesso Galeno distingue due differenti Lycum uno che deriva dalla Lycia e Cappadocia e l’altro dall’India, dichiara però che quello Indiano è molto più potente. Anche Dioscoride (40-90 D.c.), che scrisse proprio un erbario “de materia medica”, parla del Lycium è dice di utilizzarlo per la cura della cataratta e di utilizzare le radici come astringenti. Sembra molto probabile che il nome lycium Barbarum poi dato da Linneo alla pianta di goji derivi proprio dal Lycum utilizzato nell’antichità. E’ interessante notare come anche nell’occidente in realtà, era presente questa famiglia di bacche e veniva utilizzata estensivamente nella medicina sia occidentale che ayurvedica.

In realtà l’utilizzo dei Lycium, compreso il Lycium barbarium, è stato così diffuso nell’antichità che possiamo trovare le bacche di goji crescere spontaneamente come arbusto nel trentino, friuli e veneto. Tanto è vero che esisteun nome italiano preciso per questa pianta: “santa spina di barberia”. Non solo, il Lycium barbarium cresce in Europa tranquillamente, anzi gli amici di Berlino hanno scoperto, negli ultimi anni, che la bacca di goji cresce selvaggia, usata spesso come barriera anti vento, il problema è che la scambiano per la Solanum dulcamara, una bacca velenosa molto simile alle bacche di goji.

 

Curiosità

Una frazione di Agrigento prende il nome di quadrivio spina santa. È ubicata nella parte nord della città, a circa 3 km di distanza dal centro urbano. Il nome deriva dall’insieme di due parole: “Quadrivio”, per via delle 4 strade che formano un incrocio, e “Spina Santa”, perché gli Arabi coltivavano in questa zona, allora terreno aperto, una pianta spinosa (Lycium europaeum), che secondo loro preveniva le malattie.

 

Ricercando invece il nome e la storia cinese della bacca di goji ci imbattiamo in diverse problematiche. Forse perché non so il cinese? Ho trovato tanti nomi, a causa degli innumerevoli dialetti parlati nelle regioni rurali dove la bacca di goji viene comunemente coltivata, tra i tanti: qouki, qou ki ji, quak qou, kew ji, kew ki e altre cose difficili da scrivere e pronunciare. Il nome più comune sembra essere g’uqǐ o g’uqǐzi dove Zi significa Bacca Seme.

Ovviamente ogni altro stato e regione dell’asia le chiama a modo suo, giusto per creare più confusione, ecco alcuni esempi: in Giappone la pianta è chiamata kuko (クコ) e i frutti sono chiamati kuko no mi (クコ実) o kuko no kajitsu (クコ実); in Korea le bacche sono conosciute come gugija (hangul:; hanja: 枸杞子)[Pubmed]; Li XM, Ma YL, Liu XJ.; Luo Q, Li Z, Huang X, Yan J, Zhang S, Cai YZ]; in Vietnam è chiamata “kỷ tử” (杞子), “cẩu kỷ” (枸杞), “cẩu kỷ tử” or “câu kỷ tử” (枸杞子); e in Tailandia la pianta è chiamata găo gèe (เก๋ากี่). In Tibetano la pianta è chiamata dre-tsher-ma (), withdre significa “fantasma” e tsher-ma significa”spina”; mentre il nome del frutto è dre-tsher-mai-dre-bu (), dove dre-bu significa “frutto.”

 

In Cina l’utilizzo delle bacche di goji risale veramente alla notte dei tempi, si narra da almeno 5.000 anni. Nelle leggende le goji sono spesso legate alla tradizione cinese di Shen Nung (Shen Nong), leggendario primo imperatore della Cina, mitico padre dell’agricoltura ed erborista che visse intorno al 2800 aC.

In realtà, per trovare delle scritture bisogna aspettare ancora qualche secolo, infatti i primi scritti pervenuti sembrano risalire alla dinastia Shang, quindi databili tra il 1700 e il 1046 prima di Cristo, erano delle iscrizioni su delle ossa dell’oracolo (jiaguwen), tramite cui si compivano atti di divinazione, ma nessuno di questi scritti sembra citare la bacca di goji. Secondo le mie ricerca neanche nel Canone di Medicina Interna dell’Imperatore, ovvero il testo fondamentale della Medicina Cinese, comparabile agli scritti di Ippocrate, non riusciamo a trovare traccia delle goji.

 

Curiosità

Lo Huangdi Neijing (canone di medicina interna) è stato scritto (almeno in parte) durante la dinastia Zhou, durante il periodo dei regni combattenti nel (453-222 Ac.), è stato steso nello stesso periodo di tempo in cui ippocrate stendeva i suoi manoscritti.

shennonbencao

La prima citazione risale invece al primo secolo avanti cristo, infatti nello Shennong Ben Cao Jing (Il materiale Medico del divino contadino), oltre del famoso GinSeng, dell’arancia e della cannella, si parla proprio del Lycium, ecco cosa compare scritto:

“Il Lycium tonifica Jing (l’energia vitale) e il qi (il respiro) e rafforza lo Yin Tao (la capacità di compiere esercizi fisici)”.

Il poeta Cinese Liu Yuzi (772-842) ha scritto di piante di goji che si intrecciano lungo i lati di un pozzo accanto a casa di un monaco. “La goj nutre il corpo e lo spirito. Bere dal pozzo e godere di una lunga vita.”

Nel manuale Ben Cao Gang Mu del medico LI Shi-zhen , redatto durante la dinastia Ming (1368-1644), ha scritto: “Prendere in bacca di goji regolarmente può regolare il flusso di energia vitale e di rafforzare il fisico, che può portare alla longevità.” Nello stesso libro LI Shi-zhen scrive:

“Il negozio di erbe Bao Shou ha registrato un elisir di goji che promuove la longevità …. Un uomo a piedi nudi di nome Zhang passò la formula di questo elisir per una persona anziana a Yi Shi County, che ha seguito la ricetta e ha vissuto per più di cento anni. L’anziano uomo poteva camminare molto velocemente come se stesse volando. I capelli grigi si voltò di nuovo nero …. “

Vi è un’altra storia di una donna che, durante la dinastia Tang (618-907 dC), ha vissuto più di 300 anni. Ha detto che il suo segreto per la longevità era la bacca di goji.

Zhang Jingyue (1563-1640), nel suo famoso libro di medicina con le erbe cinesi, spiega come creare delle pillole e rimedi per i reni, tra gli ingredienti cita e descrive l’utilizzo del lycium.

Come tutti i frutti antichi le bacche di Goji sono contornate da leggende una di queste narra:

Durante la dinastia Tang (618-907 dC), una carovana sulla via della seta si fermò per un periodo di riposo in una locanda e notò una giovane signora rimproverare e frustare un vecchio. Un mercante si avvicinò e chiese alla ragazza, “Per quale motivo stai aggredendo e abusando questa persona anziana?” La donna rispose: “Sto disciplinare il mio pronipote. Non è ‘affar tuo. ” Tutti quelli che assistirono alla scena rimasero scioccati dalla sua risposta. Ulteriori indagini hanno rivelato che la signora aveva più di trecento anni! L’anziano è stato punito perché ha rifiutato di prendere un tipo di erba, cominciando ad invecchiare. Stupito dalla magia delle erbe, il mercante si inchinò alla signora con rispetto e chiese: “Posso essere così audace da chiedere alla signora che tipo di erba magica prenda?” La donna rispose: “Questa erba ha

cinque nomi. Si prende una parte diversa della pianta ogni stagione. In primavera si prendono le sue foglie, che sono conosciute come l’erba dell’essenza del cielo . In estate si prendono i suoi fiori, che sono conosciuti come l’erba della longevità. In autunno si prendono i suoi frutti, che sono conosciuti come Goji. In inverno si prende la corteccia delle sue radici, che è conosciuta come la pelle e le ossa della terra, o il bastone delle divinità. Prendendo queste quattro parti nelle quattro stagioni rispettivamente, vi darà una vita lunga come il cielo e la terra. “

 

bacche di goji

 

C’è un altra mezza leggenda, molto più moderna, venuta alla ribalta in occidente durante gli anni 30, quando sia il New York Time ed il Time, riportarono la notizia di un uomo morto in Cina nel 1929 alla tenera età di 256 anni. La storia ha dell’incredibile infatti Li ha sepolto 23 mogli ed aveva 180 discendenti. Nonostante la sua lunga vita le mogli sono state con lui per una media di 11 anni, probabilmente era incapace di far apprendere i segreti della lunga vita, o meglio non voleva, preferendo cambiare moglie il più spesso possibile. In ogni caso, Li asseriva di avere 174 anni, ma un professore della Minkuo University col nome di Wu Chung-chien, trovò dei registri che dimostravano che Li era nato nel 1677, senza contare gli auguri del governatore ai suoi 150 e 200 anni. Il suo segreto? “un cuore calmo, sedersi come una tartaruga e dormire come una cane” fu la sua risposta. In realtà Li era un esperto Martial Artist, praticante di Qi-qong , stratega militare e abilissimo erbalista, ovviamente mangiava tutti i giorni una zuppa a base di bacche di goji. Non sapremo mai la verità, dato che i registri cinesi, se pur efficienti hanno sempre fatto fatica a registrare i miliardi di persone che vivono in Cina, di cui molte con gli stessi nomi, riducendo l’affidabilità dei registri stessi.

I misteri sulle bacche di goji in realtà si fanno sempre più fitti piano piano che ci avviciniamo all’era moderna, ma per adesso torniamo in occidente e vediamo dove le storie delle goji (lycium barbarium) cinesi si incontrano con la storia moderna.

Sembra infatti che la bacca di Goji sia tornata in auge in occidente, dopo secoli di sonnolenza, grazie al fondatore della banca reale di Scozia (RBS) Archibald Campbell (Giugno 1682 – 15 Aprile 1761), terzo Duca di Argyll. Arcibaldo (per noi italiani) era una grande appassionato di piante (e di soldi) e ricevette nel 1730, in regalo dalla Cina, due piante, la Camellia Sinensis e il Lycium barbarum. Purtroppo, dato che Arcibaldo doveva stare dietro a RBS, ha fatto un po’ di casino con le etichette, cosicché ha continuato a chiamare le piante col nome sbagliato. Solo nel 1838, oramai postumo, la storia è uscita fuori, ma la pianta per gli inglesi prese il nome di “Duke of Argyll’s tea tree” (la pianta da te del Duca di Argyll). In realtà le bacche di goji sembrano crescere in libertà nel sud dell’inghilterra, ai bordi di burroni.

Curiosità

Il 15 gennaio 2003, il Dipartimento per l’Ambiente, Alimentazione e Affari Rurali (del governo del Regno Unito) ha lanciato un progetto per migliorare le norme a tutela di siepi di campagna tradizionali, e ha specificamente menzionato l’albero del te del Duca di Argyll come una delle specie che si trovano in crescita nelle siepi situate a Suffolk Sandlings, Hadley, Bawdsey, nei pressi di Ipswich, e Walberswick. (Government Launches Consultation On Future Of Legal Protection For Hedgerows Department for Environment, Food and Rural Affairs, 15 January 2003. Retrieved 6 September 2006.).

Passando ai giorni nostri, ai giorni del marketing sfrenato, la storia delle bacche di Goji, si fa ancora più intricata.

La Storia Moderna

Uno dei padri del moderno culto di goji è il dottor Earl Mindell, un canadese-americano che si descrive come “nutrizionista leader a livello mondiale”, ma che in realtà ha conseguito il suo dottorato di ricerca presso una università online all’epoca non accreditata, la Pacific Wester University (lo stesso diploma dell’onorevole Marcus Einfeld, un personaggio poco raccomandato. Mindell, che ha pubblicato “Goji: Il segreto della salute dell’Himalaya”, nel 2003, cercando di vendere succo di “goji” attraverso un marketing multi-livello, del gruppo Freelife, affermando nel corso di una intervista televisiva canadese che le “goji” sono una cura per il cancro, come era stato dimostrato, ha asserito, da uno studio del prestigioso Centro Cancer di Sloan-Kettering Memorial a New York, quando in realtà secondo il sito web della Sloan-Kettering, tale studio non è mai stato fatto. Molto di quello che il “Dr” Mindell ha detto sul succo di goji sembra essere una vera e propria raccolta di inesattezze e falsità. La FreeLife international l’ha fatta talmente grossa che nel 2009 in america è stata fatta una class action.

Le Bacche di Goji Tibetane?

 

Le Bacche di Goji Cinesi e i Pesticidi

Il vero problema di molte importazioni di prodotti alimentari cinesi è l’uso di pesticidi, anche se i prodotti alimentari sono etichettati “biologico”.

Tra gennaio 2007 e marzo 2009, 24 spedizioni di bacche di Goji dalla Cina continentale sono state rifiutate all’ingresso negli Stati Uniti da parte della Food and Drug Administration (FDA), a causa di residui di pesticidi, solfuro, pigmenti, impurità nocive, ingredienti senza etichetta, o per altri motivi secondo i dati dell’ Ufficio forestale Ningxia.

“Dal 2007, la FDA ha dichiarato che non ci sono norme chiare per i livelli di residui di antiparassitari sulla bacca di goji negli Stati Uniti e quindi è necessario che i residui di antiparassitari non debbano essere rilevabili su eventuali bacche di goji entranti negli Stati Uniti,” ha detto Meng Yuejun, direttore dell’ufficio di gestione della produzione di Zhongning.

“Le bacche di Goji organiche da Ningxia, hanno sostanzialmente smesso di essere esportate negli Stati Uniti, da allora,” Meng ha aggiunto.

L’Unione Europea invece ha chiaramente affermato che il pesticida acetamiprid, sulle bacche di Goji fresche, deve essere inferiore a 0,01 mg / kg, il che significa che i pesticidi non possono essere utilizzati nel processo di produzione. Questa è una grande sfida per i coltivatori di Zhongning: le bacche di goji soffrono gravemente da parassiti e di solito richiedono trattamenti chimici almeno sei volte l’anno.

 

Bacche organiche grazie a tangenti.

Per quanto riguarda le tonnellate di bacche di goji “organiche” che hanno invaso il mercato e sono state anche esportate in Europa e negli Stati Uniti, Zhou Jiaqi, proprietario di un’altra attività di esportazione a Ningxia, ha detto al Southern Weekend, “Molti coltivatori semplicemente acquistato il certificato biologico [attraverso mezzi illegali]. “

 

Fortunatamente negli ultimi 3 anni le cose stanno cambiando, la Cina si sta lentamente adattando alle regole occidentali, nonostante i problemi di inquinamento in molte aree rimangano elevati. Inoltre sono nate coltivazioni di goji in altre parti del mondo dove ci sono regolamentazioni più restrittive. Stanno nascendo anche delle coltivazioni europee, che dovrebbero garantire ancora maggiore serietà al prodotto. Questa non è certamente tutta la verità sulle bacche di goji ma nel frattempo, occhio alle frasi pubblicitarie troppo forti o promettenti e godetevi le vostre bacche di goji.

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