William W. Li è Presidente e co-fondatore della Fondazione Angiogenesi, organizzazione no-profit che combatte alcune malattie attraverso nuovi approcci. Negli ultimi 2 decenni il dottor Li si è concentrato soprattutto nella ricerca sull’angiogenesi e le sue applicazioni pratiche mostrando un nuovo modo di trattare il cancro: combatterlo con una terapia mirata a mantenere i vasi sanguigni del corpo in equilibrio. I suoi studi mostrano come una dieta efficace può prevenire l’espandersi e il formarsi di tumori, grazie agli alimenti contenenti proteine che regolano l’angiogenesi.Li spiega che i vasi sanguigni hanno una notevole capacità di adattamento, in qualunque ambiente essi crescano. Nel fegato, ad esempio, formano vie di depurazione del sangue e nei polmoni rivestono sacche d’aria che permettono lo scambio gassoso. Nei muscoli si attorcigliano, così che questi possano contrarsi senza che la circolazione venga interrotta.
La maggior parte dei nostri vasi sanguigni, si forma quando siamo nell’utero. Da adulti, questi solitamente non aumentano, tranne in pochi casi particolari. Nelle donne, ogni mese i vasi sanguigni aumentano per formare il rivestimento interno dell’utero. Durante la gravidanza formano la placenta, che connette la madre al figlio. E dopo una lesione, i vasi sanguigni devono crescere sotto la crosta, per guarire la ferita.
Di conseguenza,spiega il dottor William, è evidente che il nostro corpo, riesce a regolare la quantità di vasi sanguigni. Ciò avviene grazie ad un equilibrato sistema che, permette quando necessario, una rapida proliferazione di vasi sanguigni, che il corpo ottiene rilasciando stimolatori, proteine chiamate fattori angiogenetici che agiscono da “fertilizzante” naturale e stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni. Quando questi vasi in eccesso non sono più necessari, il corpo li elimina, tornando alla quantità normale con inibitori naturali dell’angiogenesi.

In alcune malattie, tale sistema non opera correttamente, ed il corpo non riesce a eliminare i vasi in eccesso o a farne crescere di nuovi quando occorre. Si parla quindi di angiogenesi squilibrata. E da questo squilibrio possono derivare una miriade di malattie. Ci sono in totale più di 70 importanti malattie che seppur tutte diverse l’una dall’altra, presentano una caratteristica comune, un’angiogenesi anomala. In particolare nel cancro, l’angiogenesi è un segno distintivo.
Osservando al microscopio una massa tumorale, è possibile osservare centinaia di capillari che nutrono le cellule tumorali, trasportando ossigeno e nutrienti. Ne consegue che la capacità del corpo di bilanciare l’angiogenesi, quando funziona a dovere, impedisca ai vasi sanguigni di alimentare i tumori. Bloccando l’angiogenesi, e impedendo ai vasi sanguigni di raggiungere le cellule tumorali, i tumori semplicemente non riuscirebbero a crescere.

Quando si innesca l’angiogenesi, il cancro può crescere a ritmo esponenziale. È così che un cancro passa dall’essere inoffensivo a mortale. Quindi, se l’angiogenesi è un punto di svolta tra un cancro inoffensivo ed uno pericoloso, un aspetto fondamentale della rivoluzione angiogenetica è la cura del cancro con un approccio nuovo, che blocchi l’apporto sanguigno. Questo approccio non è altro che la terapia antiangiogenetica, che si discosta dalla chemioterapia in quanto colpisce selettivamente i vasi sanguigni che nutrono i tumori.
Somministrando ai malati di cancro una terapia antiangiogenetica è possibile notare dei cambiamenti molto rilevanti che si verificano quando il umore viene affamato”. La terapia antiangiogenetica potrebbe essere impiegata in un’ampia varietà di tumori. Attualmente ci sono 12 farmaci differenti per 11 diversi tipi di cancro.

Secondo i dati sulla sopravvivenza di alcuni pazienti malati di otto tipi diversi di cancro, quando le terapie antiangiogenetiche cominciarono ad essere disponibili, si osservò un incremento del 70-100% nella sopravvivenza dei pazienti con cancro renale, mieloma multiplo, cancro del colon-retto, e tumori stromali gastrointestinali. Un miglioramento impressionante. Ma per altri tipi di tumore e cancro, i miglioramenti sono stati solo modesti.

Inoltre restava il problema di un intervento ad uno stadio troppo avanzato del cancro, nel quale ottenere la guarigione può essere difficile, se non impossibile. A questo punto William comincia a studiare gli alimenti di origine vegetale con un effetto anti-angiogenico, capaci di potenziare il sistema di difesa del corpo e di respingere i vasi sanguigni che nutrono il cancro. In altre parole, cerca un sistema che riesca ad “affamare” il cancro mangiando. La ricerca ha portato a scoprire un gran numero di cibi, bevande ed erbe, ricchi di inibitori naturali dell’angiogenesi.
Tra gli inibitori scoperti, il dottor Li cita l’estratto di uva nera, il cui principio attivo è il resveratrolo che si trova anche nel vino rosso. Il resveratrolo inibisce l’angiogenesi anomala del 60%. Altri potenti inibitori dell’angiogenesi sono l’estratto di fragole e quello di fagioli di soia. In breve viene redatta una lista, in continuo aumento, di cibi e bevande  antiangiogenetici che saranno sottoposti a studio.

Quattro diversi tipi di thè sono stati già testati: il thè cinese al gelsomino, il thè giapponese sencha, l’earl grey e una miscela speciale messa a punto dal team del dottor Li. I thè variano per efficacia, da quello meno a quello più potente. Ma la cosa sorprendente fu scoprire che, testando insieme i due thè meno potenti, la miscela risultante si dimostrò più efficace di ciascuna altra varietà presa singolarmente.

Alcuni alimenti sono paragonabili per efficacia ad alcuni farmaci. Soia, prezzemolo, aglio, uva, frutti di bosco. Secondo uno studio* condotto su 79000 uomini, seguiti per 20 anni, è emerso che gli uomini che consumavano pomodori cotti 2-3 volte alla settimana presentavano una riduzione fino al 50% del rischio di sviluppare un cancro alla prostata. E’ risaputo che i pomodori sono una buona fonte di licopene, che è un antiangiogenetico.

Ma la cosa ancora più interessante di questo studio è che, tra chi comunque sviluppò il cancro alla prostata, i maggiori consumatori di salsa di pomodoro presentavano un cancro alimentato da meno vasi sanguigni. Questo studio sull’uomo, dunque, è un esempio eccellente di come le sostanze antiangiogenetiche presenti nel cibo e consumate attraerso normali pasti, possano influire sul cancro. In futuro quindi, la prevenzione alimentare del cancro potrebbe essere la sola strada percorribile: non tutti possono permettersi farmaci costosi in fase terminale, ma tutti possono beneficiare di una dieta sana basata su alimenti locali, sostenibili, antiangiogenetici.

Parlando di cibo,inevitabile parlare di un’altra malattia: l’obesità. Il tessuto adiposo, il grasso, è molto angiogenesi-dipendente. E proprio come un tumore, il grasso aumenta quando i vasi sanguigni aumentano. E’dunque logico chiedersi se sia possibile ridurre il grasso negandogli l’apporto di sangue. In alcuni esperimenti** condotti su un topo geneticamente obeso gli sono stati somministrati un inibitore dell’angiogenesi. Il roditore ha perso peso. Quando è stato interrotto il trattamento, ha riacquistato peso. Quando ha ricominciato il trattaento ha riperso peso. E’ possibile oscillare il peso semplicemente modulando l’angiogenesi. Quindi l’approccio adottato dal professor Willian per prevenire il cancro potrebbe anche trovare applicazione nel trattamento dell’obesità.

 

*Lorelei Mucci Harvard School of Public Health
** Brakenhielm E, Cao R, Gao B, Angelin B, Cannon B, Parini P, Cao Y. Angiogenesis inhibitor, tnp-470, prevents diet-induced and genetic obesity in mice. Circ Res. 2004;94:1579–1588.

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